Il Castello di San Michele, la fortezza del dio Esculapio a guardia di Santa Igia

La rocca che divenne casa dei briganti, lazzaretto, casa dei fantasmi e sede della Marina

pubblicato il 20/09/2021 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

Per chi ha avuto la possibilità di girovagare per la città di Cagliari, prestando attenzione ai suoi monumenti, i suoi palazzi ma anche alle strade, avrà certamente avuto modo di notare i frequenti saliscendi che caratterizzano i dislivelli cittadini. Ebbene sì, anche il capoluogo sardo si è sviluppato su alcuni colli che un tempo servivano a salvaguardare la rocca cittadina fungendo da luoghi di avvistamento.

Uno tra questi è il Colle di San Michele, noto ai giorni nostri anche e soprattutto per il bel castello che sorge sulla sua sommità.

Il Castello San Michele sorge infatti sull’omonimo colle di tufo dove si suppone i Romani avessero dedicato un tempio al dio Esculapio, dio della medicina.

La sua posizione infatti lo rendeva luogo privilegiato di avvistamento all’ingresso alla città, specie all’area lagunare di Santa Igia (l’attuale Santa Gilla), abitato fin dall’epoca fenicio-punica.

In epoca bizantina, il culto al dio della medicina fu sostituito con quello a San Michele Arcangelo, cui furono dedicati un antico monastero e la chiesa sulle cui rovine fu successivamente eretto il castello, la cui funzione principale era la salvaguardia dell’importante centro di Santa Igia.

Il castello nasce come un’unica torre costruita con il calcare prelevato dalle cave di un alto colle noto in città, il colle di Bonaria. Successivi lavori di ampliamento in epoca pisana portarono la torre ad una struttura quadrangolare con, dapprima, due grosse torri costituite da grandi blocchi squadrati, con base a “scarpa”, con l’aggiunta, in epoca aragonese, di una terza torre, di struttura più grossolana, per volere di Berengario Carroz il quale ricevette in feudo il castello da parte dell’Imperatore Alfonso d’Aragona.

In quest’epoca, la fortezza si trasformò in lussuosa dimora del feudatario il quale amava circondarsi di ospiti poco graditi alla legge dell’epoca, offrendo quindi ospitalità e protezione a numerosi malviventi e fuorilegge dell’epoca, protetti dallo scudo dell’Imperatore.

Una macabra vicenda lega il castello alla sua ultima proprietaria, la contessa Violante Carroz, la quale, secondo voci dell’epoca, si era macchiata dell’assassinio di un sacerdote. Per tale ragione fu maledetta dal clero e allontanata dalla Chiesa, dannando la sua anima a vagare ancora tra le mura della fortezza, nota da allora anche come “il castello della contessa”.

Tramontata la famiglia Carroz, il castello venne abbandonato per circa un secolo per risorgere come lazzaretto durante la peste del 1652-1656, nota ai cagliaritani come la peste di Sant’Efisio, per poi tornare alle sue funzioni originarie per respingere gli attacchi francesi del Seicento e del Settecento.

Attualmente, le torri si raccordano da una cinta muraria circondata da un largo e profondo fossato, alla maniera dell’epoca piemontese, munito di ponte levatoio.

Verso la fine del 1800 fu venduto al Marchese Roberti di San Tommaso il quale si dedicò al rimboschimento del colle con i pini d’Aleppo, affidando il restauro del castello a Dionigi Scano.

Dal 1929 al 1972 fu sede radio telegrafica della Marina Militare per poi passare al comune di Cagliari grazie al quale, a partire dal 1985, furono promosse le necessarie attività di recupero che hanno trasformato la fortezza in un centro d’arte polivalente, sede di numerose mostre e attività culturali.

Dalla cima del colle si gode una splendida vista, a 360° sulla città di Cagliari, spaziando dalla laguna di Santa Gilla alle mura del quartiere Castello, passando per le saline, il Poetto e la Sella del Diavolo, con uno sguardo sempre aperto sulla via di uscita dalla città verso il Campidano.