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Ok, il pretesto è giusto! Cellino e il peggio deve ancora venire!

Quando il pretesto diventa strumento di comunicazione, recriminazione, silenzio assordante

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Un noto e fortunato programma televisivo di tanti anni fa aveva come titolo “Ok, il prezzo è giusto”. Ieri sera, al termine della gara tra Cagliari e Napoli abbiamo potuto assistere ad un nuovo programma che si potrebbe intitolare Ok, il pretesto è giusto. Benitez, non ammette i meriti del Cagliari e quindi il suo Napoli non è riuscito a portare a casa l’intera posta in palio per colpa di un manto erboso in pessime condizioni che non ha permesso ai campioni napoletani di potersi esprimere e giocare come solo loro possono, e vincere segnando almeno tre gol. Sì, un pretesto: intanto perché il terreno di gioco del Sant’Elia è rinomato in tutta la serie A quale forse il miglior manto erboso presente in Italia. E poi, suona strano che su un campo così disastrato, il Cagliari riesce a giocare bene, a tratti benissimo, mentre il Napoli, poverini, loro non riescono ad esprimersi nonostante la loro classe e la loro tecnica. Peccato che un Signore come Benitez debba far leva su simili “argomentazioni” pur di non dire la verità: un ottimo Cagliari, un Napoli non certo da Champions.

Un dopo gara davvero movimentato, e non poteva essere diversamente se anche dalla parte cagliaritana non fosse andata in scena la puntata in salsa sarda del programma Ok, il pretesto è giusto. Nainggolan, autore di una partita monumentale, a fine partita dimostra ancora una volta di essere davvero e sinceramente legato alla maglia del Cagliari, alla città e all’isola intera. “Io sto bene qui”, ha affermato il belga-indonesiano, e nessuno lo mette in dubbio, come non c’è dubbio che il buon Radja meriti una squadra di caratura internazionale, per il semplice motivo che è un campione, che di Gigi Riva non ce ne sono più, che i Totti e i Conti sono ormai in via di estinzione. Ma Ok, il pretesto è giusto prevede colpi di scena inattesi, ma poi neppure tanto, e così, mentre praticamente Nainggolan è ancora sotto la doccia, Cellino esplode in uno “show” degno del miglior – o peggiore, fate voi – “massimo presidente”. Le sue parole sono chiare, e nonostante alcuni tifosi fingono di non capire, o non vogliono capire, o forse non capiscono proprio, il numero uno di Viala La Playa annuncia:

“Nainggolan verrà ceduto, glielo devo. Andrà via chiunque vorrà andare via, ma non a gennaio, anche a dicembre”.

La colpa? Lo stadio. Uno stadio indegno: vero. Neppure da serie C come ha detto Cellino. Tutto vero, ma anche tutto molto pretestuoso. Quale migliore pretesto per annunciare la cessione del calciatore che nessun tifoso del Cagliari vorrebbe fosse ceduto? Ma quello relativo allo stadio naturalmente!
E ancora: Ariaudo fuori per “scelta tecnica”, Agazzi silurato, Cossu che non gioca e che trovandosi in scadenza di contratto potrebbe non trovare l’accordo con Cellino per il rinnovo. Fantascienza?

Direi di no. Cellino non ama i calciatori oltre i trent’anni di età, è risaputo, per sua stessa ammissione, e così il presidente disse no al rinnovo contrattuale di Matteo Villa (storico e amatissimo capitano del Cagliari), disse no allo stesso Lopez per un altro anno di contratto, riuscì a vendere anzitempo perfino Francescoli, non riuscì ad avere un rapporto semplice con Gianfranco Zola.

Insomma, mentre dal Brasile arrivano due trequartisti giovani e di belle prospettive (speriamo), non meraviglierebbe l’addio e il ben servito nei confronti di chi il Cagliari ce l’ha “stampato” sulla pelle come appunto Andrea Cossu. Non uno qualsiasi Andrea Cossu: amatissimo dai tifosi, tifoso tra i tifosi, classe limpida, capace di accendere sempre “la luce” in campo (vedere anche la gara di ieri), ebbene, tutto questo non potrebbe bastare - anche se la speranza deve e vuole essere quella che tutto fili liscio – per far sì che il fantasista sardo possa vestire la maglia del Cagliari anche la prossima stagione. 

Tutta colpa dello stadio? A detta del presidente le cose stanno così, ma la questione Sant’Elia è di fatto avvolta da una nebbia che non permette non solo di non poterci vedere chiaro, ma impedisce proprio di poter anche solo intravedere quale possa essere o stare la verità. Manca la comunicazione: da parte del Comune di Cagliari così come dalla Cagliari Calcio. Parla solo la Clarin Tribune che ha deciso di portare la società di Massimo Cellino davanti al giudice per vicende che si comprenderanno (forse) a Gennaio dopo la prima udienza fissata per il nove.

Ok, il pretesto è giusto: il Cagliari non ha uno stadio e “vende tutti”, quasi paradossalmente però, si continuano a presentare progetti per la costruzione del nuovo impianto. Progetti che danno l'impressione di avere il destino segnato e rimanere sogni su carta, di carta, che ingiallisce con il passare dei giorni, dei mesi, degli anni.

I buoni propositi hanno lasciato spazio all’incapacità o alla volontà di far sì che lo stadio Sant’Elia rimanga a capienza ridotta sotto i 5000 posti fino alla fine del campionato. La Commissione Provinciale di Vigilanza non esiste più, chi ne debba prendere il posto è un mistero.

Tutti accusano tutti, mentre a pagare le conseguenze di questo indegno “show”, sono come sempre solo e soltanto i tifosi: loro sì, offesi da questo teatrino indegno.

Ok, il pretesto è giusto. Il Cagliari ha 20 punti, si venda, si svenda, in qualche modo altri 20 punti si faranno e sarà ancora serie A.

Come dice Ligabue: “Chi si accontenta gode… così, così…”.

No, no, la canzone potrebbe suonare così: il peggio deve ancora venire!

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