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Terzino a chi?

Dessena non convince nel ruolo di terzino destro

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Ma non era un centrocampista? In effetti vedere un guerriero come Dessena limitato al ruolo di terzino crea più di qualche perplessità. Il 27enne rossoblù, nella partita di lunedì persa 2-1 contro l'Inter, è stato mandato in campo nell'inusuale ruolo di laterale difensivo per la seconda volta di fila, deludendo ed offrendo una prestazione abbondantemente al di sotto delle sue potenzialità.

Probabile che la scelta di schierarlo in quel ruolo sia un grosso abbaglio, perché Dessena, per rendere, deve poter ringhiare. Lui è un legionario reduce da mille conflitti, è nato e cresciuto per stare sul campo di battaglia, vivere in prima persona la guerra, mostrare i denti quando serve. Appare quasi un controsenso limitarlo al ruolo di terzino, magari solo per il semplice motivo che riesce ad offrire tanta corsa.

Sarebbe come schierare Pirlo in porta perché esegue dei lanci lunghi niente male, sarebbe come utilizzare Brkic come punta perché con i suoi centimetri può colpire di testa. Insomma, magari potrebbe anche capitare che qualche volta facciano una gran figura e si prendano qualche applauso e due o tre complimenti qua e là, ma poi ci pensi e ragioni su che cosa avrebbero fatto nel loro ruolo naturale, nella loro casa, la loro innata dimora.

E si potrebbero avere tante opinioni, ma in quel doppio filamento nucleotidico chiamato DNA, contenente l'informazione genetica di Daniele ci sono scritte una marea di cose: capelli castani, occhi castani, altezza 1,83, nato per combattere in quella di terra di mezzo chiamata centrocampo. 

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