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La Sampdoria altre diciotto volte

L'analisi del match contro i blucerchiati

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La cattiva notizia è che le partite contro la Sampdoria sono finite e forse, ripetendo l'esperimento all'infinito, il Cagliari avrebbe fatto in tempo a vincere la Coppa Intercontinentale, Pavoletti e Joao Pedro a trasformarsi nei Monstars e Mazzarri a diventare presidente della Repubblica. La buona notizia, e qua arriva la parte della narrazione con senso compiuto, è che il Cagliari ha stesso ha ancora un senso compiuto. 
Non era così all'intervallo, quando la solita ribollita (ma con carne giovane) aveva corso in stato di confusione per il Ferraris lungo tutto il primo tempo. Nella ripresa i rossoblù hanno cambiato marcia - o forse ne hanno semplicemente inserito una - rimettendosi in carreggiata con idee (e non solo con una sfuriata di nervi). Sarà un caso, e molto probabilmente non lo è, ma il Cagliari ha riacceso l'interruttore appena il suo faro ha ripreso a illuminare: non sappiamo cosa il futuro consegnerà ai sardi ma forse, più dei tre punti e probabilmente anche più di altre dieci partite contro la Sampdoria, la miglior notizia da Marassi è un ritrovato Razvan Marin. Il romeno era stato Oscar al miglior attore protagonista nella salvezza griffata Semplici, ieri ha ricordato di poter essere spartiacque nel destino di Mazzarri e dei rossoblù: esiste un Cagliari con Marin a mezzo servizio, ed esiste un Cagliari con Marin in palla. Ristabilito l'ordine mentale, la squadra ha ripreso a girare, seguendo il più scontato e sottovalutato degli assiomi: per segnare tanto non servono tanti attaccanti, ma conferire loro tanti palloni giocabili. Se poi in campo c'è Leonardo Pavoletti, spesso ne basta solo uno. Non è questo il momento di avviare il processo a Keita per stabilire se i rossoblù siano più belli e simpatici col 30 rispetto al senegalese. Ma aldilà di ogni confronto, che può essere viziato dall'umore e dagli episodi, indubbiamente Mazzarri sa di poter fare affidamento su un attaccante che sa segnare: con questa serenità mentale, Keita può godersi la Coppa d'Africa (quasi) in santa pace. Chi ancora non può dormire sonni tranquilli è proprio il Cagliari, che seppur avvicinando sensibilmente lo Spezia (ieri non esattamente la fine del mondo contro l'Hellas, dopo la gemma prenatalizia del San Paolo), deve ancora inseguire. 
Il discorso è presto fatto: il primo tempo è stato una prova tecnica di Serie B, il secondo tempo una prova ontologica di vita (e di salvezza). Sta alla squadra scegliere quale faccia mostrare da qui a fine campionato.

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