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Una terra e un popolo senza più una squadra

Nelle parole del ds Capozucca tutto il malessere di una formazione in crisi profonda

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Bastano le parole del ds Capozucca a fine gara contro l'Udinese per capire il baratro in cui il Cagliari è invischiato: giocatori che non sarebbero “degni”di indossare la maglia e scuse ai tifosi per la prestazione non all'altezza.

Il minimo storico del rapporto tra società e tifoseria durante la gestione Giulini forse è arrivato.

Dopo 18 turni, 10 punti in classifica e un penultimo posto, incominciano infatti a volare gli stracci.

Ha iniziato come detto, il ds in conferenza stampa. Le sue pesantissime accuse contro qualche calciatore non lasciano certo spazio ad interpretazioni e puntano il dito contro lo scarso rendimento di alcuni componenti della rosa.

Si è proseguito all'esterno dello stadio con il confronto acceso tra due senatori come Joao Pedro e Pavoletti ed alcuni tifosi che contestavano la squadra.

Mazzarri, non pervenuto ai microfoni, così come il presidente Giulini che ha scelto anch'egli il silenzio.

La situazione è a dir poco esplosiva e la prossima gara, tanto per gradire, è a Torino contro la Juve.

Il tempo delle analisi di campo è forse finito. Si è passato il limite del risultato negativo legato ai moduli, agli errori tecnici o alle carenze tattiche. Il problema è che, ad oggi, il Cagliari non è né una squadra compatta, né ha la mente lucida per riprendersi.

Anche la scelta di buttare la croce esclusivamente su alcuni calciatori probabilmente la dice lunga. Gli stessi atleti infatti, sono stati oltre che voluti dalla società, presentati al loro arrivo con tutti gli onori del caso.

Se questi hanno responsabilità, le stesse le possiede chi gli ha portati in Sardegna sbagliando (lo dicono i fatti) le scelte di mercato. A dimostrazione che a contare non sono solo il nome ed il blasone, ma anche altri fattori.

Il resto è il racconto di un altra partita infausta, una prestazione non all'altezza e un pesante 4-0 in casa in una gara dove vincere era l'imperativo.

Il nome di Cagliari, calcisticamente parlando, è ormai ai margini della serie A, e lo spettro della retrocessione comincia a serpeggiare, pur essendoci ancora tempo e modo di salvarsi. Un cocktail micidiale di anonimato e rassegnazione.

Resta da capire quali altre strategie inventarsi per stare a galla fino al mercato di gennaio, se il presidente vada in video a metterci la faccia, e se la squadra riesca a reagire o ceda il passo allo sconforto e alle partenze di chi abbandonerà la nave che affonda.

Il tifoso andava rispettato e coccolato molte giornate prima e sicuramente un post via social come “scusateci”, non placa tutta la rabbia accumulata fino ad oggi.

Con quale spirito si affronti la Juve è sotto gli occhi di tutti, così come la prevedibilità del risultato finale. Ognuno tiri a indovinare.

 

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